L’eguale rispetto per chiunque non concerne chi è simile a noi, bensì la persona dell’altro o degli altri nella sua specifica diversità.
E la responsabilità solidale per un altro visto come uno di noi si riferisce in realtà al “noi” flessibile di una comunità che riluttante verso ogni forma di sostanzialità estende sempre “più in là” i suoi porosi confini.
Questa comunità morale può fondarsi soltanto sull’idea negativa di eliminare discriminazioni o sofferenza e di includere gli emarginati (ogni emarginato) nell’ambito del reciproco rispetto.
Inclusione qui non significa accaparramento assimilatorio né chiusura contro il diverso. Inclusione dell’altro significa piuttosto che i confini della comunità sono aperti a tutti: anche e soprattutto a coloro che sono reciprocamente estranei e che estranei vogliono rimanere.